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Microbiota e diabete tipo 2: le conferme degli studi

Molto recentemente, è stato riconosciuto che la flora batterica dell'intestino umano svolge un ruolo preponderante nella salute e nella comparsa di patologie quali l'obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari. Anche se molti dettagli restano poco chiari, le nuove tecnologie hanno scoperto molti dei benefici fisiologici forniti dal microbiota umano. Un microbiota sano ha un ruolo nella salute, ma gli squilibri possono diventare patologici, aumentando l'infiammazione e contribuendo alla disfunzione metabolica. La dieta svolge un ruolo significativo nella formazione della composizione e della funzione del microbiota. le scelte alimentari ad alto contenuto di frutta, verdura, cereali integrali e legumi promuovono l'abbondanza di batteri più sani che producono acidi grassi a catena corta e altri metaboliti che promuovono la salute.

La composizione del microbiota dell'intestino umano è altamente individualizzata, con marcate variazioni nelle specie presenti. Lo sviluppo di un microbiota sano è fortemente influenzato da diversi fattori: la modalità di nascita al momento del parto, la dieta e l'alimentazione, la genetica, l'uso degli antibiotici, le vaccinazioni e l'ambiente. I neonati da parto vaginale sono esposti a specie Lactobacillus, Prevotella e Sneathia, mentre i neonati cesarei sono dominati dai batteri presenti sulla pelle come Staphylococcus, Corynebacterium e Propionibacterium. I neonati allattati al seno hanno maggiori popolazioni del genere BifidobacteriumRuminococcus, specie fondamentali importanti, con conteggi più bassi di Escherichia coli, Clostridium difficile, Bacteroides fragilis e Lactobacillus rispetto ai neonati nutriti con latte artificiale. Infatti, i galacto-oligosaccaridi, pre-biotici conosciuti, sono una componente chiave nel latte materno che aumenta la proliferazione dei Bifidobacterium adolescentis e catenulatum.

Le comunità batteriche diventano più complesse da quando vengono introdotti alimenti solidi nei bambini piccoli e sono complessi per l'età di 2-3 anni in quanto sono adulti. Il microbiota adulto è relativamente stabile, ma può essere temporaneamente alterato da variazioni dietetiche, da malattie e dall'ambiente. Quando i sistemi d'organo invecchiano, lo stesso accade al microbiota, diventando più suscettibile alla disbiosi (squilibrio) nelle persone anziane. Si ritiene che gli antibiotici hanno fatto cambiamenti permanenti nel microbioma umano, riducendo la diversità microbica ei ceppi sani e quindi riducendo la resistenza agli agenti patogeni associati alla malattia. L'esposizione agli antibiotici durante i primi mesi postnatali è stata associata ad una BMI più alta durante l'adolescenza. Analogamente, l'uso a lungo termine degli antibiotici è associato a un aumento di peso negli adulti.

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Alcuni studi indicano che gli individui obesi hanno una percentuale più elevata di Firmicutes e Actinobacteria e una ridotta abbondanza di Bacteroidetes rispetto alle loro controparti magre. Il basso numero di geni, riportato anche negli individui obesi, è associato a aumento di peso, insulino-resistenza, dislipidemia, infiammazione e fegato grasso (steatosi). Mentre una minore abbondanza di Prevotella e un numero maggiore di Staphylococcus aureus è stato riportato nella donne obese. le infiammazioni legate all'obesità nei bambini sembrano dipendere dallo stafilococco. La disbiosi relativa al diabete di tipo 2 ha prodotto risultati simili, con riduzioni di Bifidobacterium e Faecalibacterium prausnitzii, due batteri noti per avere effetti antiinfiammatori. I geni batterici associati allo stress ossidativo sono più abbondanti nel diabete di tipo 2, mentre i batteri che producono butirrato e quelli associati alla sintesi di vitamine sono diminuiti. L'abbondanza di Akkermansia muciniphila è inversamente associata all'obesità e al diabete ed è noto per controllare lo stoccaggio dei grassi, l'infiammazione del tessuto adiposo e il metabolismo del glucosio. È interessante notare che la metformina (farmaco antidiabetico) e i prebiotici aumentano l'abbondanza di questo batterio.

Non è completamente chiaro come la disbiosi provoca disfunzioni metaboliche. Si ipotizza che le alterazioni nel microbiota interferiscano con la permeabilità intestinale, permettendo al lipopolissacharide (LPS), un componente delle pareti cellulari di batteri Gram-negativi, di entrare nell'ospite e contribuendo così all'infiammazione e alla successiva resistenza all'insulina e al diabete di tipo 2 (si ricorda l'articolo su questo sito: "Disbiosi e diabete: una lotta intestina"). Un'eccessivo introito di grassi è stato associata a elevati livelli di LPS nel sangue e infiammazione nell'uomo. L'aumento di peso può anche innescare una risposta infiammatoria, causando un aumento dei fattori pro-infiammatori (citochine) nel tessuto adiposo e anche interessando il metabolismo nei tessuti del fegato e del muscolo. È stato inoltre proposto che il microbiota controlla il metabolismo degli acidi grassi, che non è stato confermato completamente negli esseri umani. Gli ormoni che regolano l'appetito e la sensibilità all'insulina, tendono ad essere più bassi nelle persone con diabete di tipo 2 e possono essere controllate dai metaboliti prodotti dal microbiota. Quindi, se si è diabetici si deve sempre moderare l'introito di grassi e, ancor di più, degli zuccheri che sono i primi a formire energia e nutrimento alla flora batterica intestinale.

Al momento, non esistono raccomandazioni specifiche per l'uso dei probiotici nella pratica clinica per il diabete, anche se un numero crescente di diabetologi e medici di condotta ne riconoscono il potenziale. I prodotti da banco (integratori, fermenti lattici monoceppo, ecc.) anche se generalmente riconosciuti come sicuri, possono non contenere i ceppi ottimali per migliorare i risultati del diabete. L'aggiunta di alimenti fermentati alla dieta è innocua e potrebbe potenzialmente fornire vantaggi alla salute dell'intestino. Serviranno ulteriori indagini per fornire raccomandazioni nutrizionali più specifiche e individualizzate, modulando quindi il microbiota per prevenire il diabete o migliorare i risultati di una sua terapia farmacologica.

– a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, specialista in Biochimica Clinica.

 
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