Ago aspirato della tiroide

L’agoaspirato della tiroide è una procedura di semplice esecuzione, poco invasiva e praticamente indolore, che viene eseguita con ago sottile generalmente da un medico specialista in Endocrinologia, o un Citopatologo opportunamente addestrato alla pratica il quale può anche avvalersi della sonda lineare (di frequenza compresa tra 7.5 e 13 MHz) abitualmente usata per l’ecografia della tiroide. La procedura non ha conseguenze per il paziente .

Finalità della procedura

Lo scopo dell’agoaspirato della tiroide è quello di ottenere materiale adeguatamente cellulato da sottoporre ad esame microscopico.

Indicazioni

L’indicazione all’esecuzione dell’agoaspirato della tiroide viene posta nei seguenti casi:

noduli tiroidei palpabili;

noduli tiroidei di diametro >10-15 mm;

noduli tiroidei di diametro <10-15 mm quando presentino caratteristiche sospette per malignità all’ecografia della tiroide (cioè: nodulo
ipoecogeno; margini indefiniti; assenza di alone ipoecogeno periferico;
microcalcificazioni interne; vascolarizzazione intranodulare
).

Tecnica di esecuzione

La procedura di agoaspirazione di lesioni tiroidee consiste delle seguenti manovre:

il paziente viene disteso su un lettino con il collo scoperto ed
iperesteso (per ottenere questa posizione, si può mettere un cuscino
sotto il rachide cervicale del paziente facendo in modo che la testa
rimanga oltre il cuscino); vengono preparati alcuni vetrini su un
apposito piano ed una siringa da 5-10 ml, sulla quale viene inserito un
ago di 21-27 G; l’area da pungere viene accuratamente disinfettata; a
questo punto, l’ago viene inserito nella regione anteriore del collo
dove è situato il nodulo tiroideo da sottoporre ad agoaspirato (con o
senza l’aiuto della sonda ecografica); una volta che l’ago risulta
posizionato all’interno del nodulo, si provvede ad aspirare materiale
attraverso lo stantuffo della siringa fino a riempire il cono dell’ago;
ottenuta la quantità di materiale desiderata, si estrae l’ago e si
spruzza il contenuto sui vetrini; il materiale viene accuratamente
strisciato sui vetrini; successivamente, i vetrini vengono fissati con
apposito fissativo per essere poi colorati (con il metodo di
May-Grumwald-Giemsa o Papanicolaou); i vetrini vengono infine letti al
microscopio ottico da un medico specialista in Anatomia Patologica. Il
prelievo può essere effettuato anche senza aspirazione con siringa
sfruttando il fenomeno della capillarità; questo porta a un minor trauma
dei tessuti e ad una migliore qualità degli strisci.

Diagnosi citologiche

I diversi quadri citologici che si possono ottenere dall’agoaspirazione di un nodulo tiroideo sono classificati come segue dal sistema Britannico:

Thy 1. Materiale insufficiente per diagnosi (in tal caso, l’agoaspirato deve essere ripetuto);

Thy 2. Benigno (ivi inclusi tiroidite, nodulo colloide, nodulo iperplastico);

Thy 3. Indeterminato (neoformazione follicolare);

Thy 4. Sospetto per malignità;

Thy 5. Maligno (ivi inclusi carcinoma papillare, carcinoma midollare, carcinoma anaplastico, linfoma, metastasi da altri organi).

La frequenza con la quale il materiale raccolto nel corso di
agoaspirato tiroideo può risultare insufficiente per diagnosi varia, a
seconda delle casistiche, tra il 3% ed il 20% dei casi; è stato
dimostrato che la percentuale di inadeguati si riduce se durante la
procedura l’operatore si avvale dell’aiuto della sonda usata per l’ecografia della tiroide e di una valutazione on-site dell’ adeguatezza del prelievo.