Malattie Reumatiche

Ma…
che cosa sono
le malattie reumatiche

Le MR, sono più di
cento e sono molto diverse fra loro sia per
la sintomatologia che può avvertire il malato
sia per i segni con cui si presenta la malattia.
Le accomuna tutte l’impegno articolare i cui
sintomi prevalenti sono il dolore di diversa
entità e la ridotta capacità funzionale
dell’articolazione stessa. Ma anche altre
strutture periarticolari come i tendini, i
legamenti, i muscoli ed altri organi ed
apparati possono essere interessati a seconda
della diversa malattia reumatica.
Si comprende quindi perché il dolore
articolare (artralgia) o il dolore muscolare
(mialgia) da soli non indicano una precisa
diagnosi; tanto più che
artralgie e mialgie possono
essere presenti anche in
altre malattie non
reumatiche come per
esempio le anemie, le
affezioni febbrili, ecc.. Si
capisce inoltre perché la
parola “reumatismo” come
unica definizione assume
scarso significato ai fini
diagnostici.
Le MR possono comparire a
qualunque età, soprattutto
negli adulti e negli anziani.
Le MR principalmente
possono essere di tipo: degenerativo (per
esempio l’artrosi), infiammatorio (per
esempio le artriti) e dismetabolico, cioè
legate a disturbi metabolici (acido urico,
diabete, obesità, ecc.).
Le MR hanno prevalentemente un
andamento evolutivo cronico e proprio per
questo possono esitare in uno stato di
disabilità.
Le modalità di comparsa sono diverse;
possono comparire all’improvviso ed in
maniera acuta oppure il loro esordio può
essere più lieve, insidioso e lento nel corso
del tempo.
La causa (eziologia) della gran parte delle
malattie reumatiche a tutt’oggi non è nota.
Sono state sviluppate diverse teorie, tra cui
quella infettiva, ma questa è stata dimostrata
solo per alcune forme di reumatismi di tipo
infiammatorio.
Indipendentemente dalla causa, la ricerca ha
compiuto nel corso degli anni grandi passi
avanti per capire al meglio il processo
patologico attraverso cui la malattia si
manifesta (patogenesi) e questo riveste
enorme importanza ai fini terapeutici.
Anche grazie a questo, la prognosi delle MR
rispetto agli anni passati è molto migliorata.

Differenza tra artrosi
ed artrite

Cosa accade ad una articolazione in caso di
artrosi ed in caso artrite?

ARTROSI

È una malattia reumatica di tipo
degenerativo, ad andamento cronico, che
può colpire qualunque articolazione. Gli
elementi articolari principalmente interessati
sono la cartilagine articolare e l’osso
sottostante alla cartilagine (osso
subcondrale). Colonna vertebrale, anca,
ginocchio e mani sono le articolazioni più
colpite. Esistono diverse forme di artrosi, in
particolare una forma primaria che è più
tipica e frequente, ma non esclusiva, dell’età
anziana ed una forma secondaria, ad
esempio, ad eventi traumatici, o a
microtraumatici ripetuti nel tempo,
conseguenti ad attività lavorative o sportive
che può interessare anche l’età più giovane.
Comunque, è importante non confondere
l’artrosi malattia con il naturale
invecchiamento articolare. Al danno derivante
dal processo artrosico può conseguire una
deformazione articolare ed una più o meno
severa riduzione della capacità funzionale.
Il dolore, in caso di artrosi, è presente
prevalentemente di giorno e all’inizio di un
movimento, successivamente migliora; il
riposo solitamente lo allevia e può dare una
rigidità al risveglio che si riduce o scompare
dopo pochi minuti.

ARTRITE

È una condizione reumatica di tipo
infiammatorio, ad andamento più
frequentemente cronico, ad esito talora
invalidante. Il termine non definisce una sola
malattia, ma sta ad indicare il processo
infiammatorio, a partenza dalla membrana
sinoviale, che la caratterizza e dal quale
deriva il severo danno articolare che può
esitare in deformità con ridotta funzionalità e
conseguente disabilità. Ne esistono, infatti,
diverse forme, per esempio: artrite (a.)
ispessimento
della capsula
formazioni cistiche e sclerosi
dell’osso subcondrale
riduzione
e fissurazione
della cartilagine
osteofita
marginale
ipertrofia
sinoviale
alterazione
della superficie
ossea
reumatoide, a. psoriasica, a. infettiva, a.
reattiva, a. da microcristalli (gotta,
condrocalcinosi) ecc.. Può colpire una sola
articolazione (monoartrite), poche
articolazioni (oligoartrite), più articolazioni
(poliartrite). Nell’ambito della stessa malattia
possono distinguersi forme più lievi ed a
lenta evoluzione e forme più aggressive ed a
rapida evoluzione.
Il dolore, in corso di artrite, è sempre
presente anche di notte, può peggiorare con
il movimento e comparire anche a riposo,
spesso è presente una rigidità al risveglio che
migliora dopo oltre 30-60 minuti.

Ed in particolare:

✔ ARTRITE REUMATOIDE

È una poliartrite cronica a decorso
progressivo, colpisce prevalentemente le
piccole articolazioni delle mani e dei piedi, i
polsi e le caviglie ed ancora ginocchio, anca,
gomito e spalla, simmetricamente.
L’evoluzione è cronica e spesso determina
uno stato di invalidità se non curata bene fin
dall’esordio. Il danno articolare conseguente
al processo infiammatorio è di tipo erosivo.
Le donne sono più colpite rispetto agli
uomini con un rapporto di 4:1. Compare
prevalentemente tra i 40 ed i 60 anni, ma
qualunque età può essere colpita, anche i
bambini (artrite infanto-giovanile). È definita
una malattia a carattere sistemico perché
oltre alle articolazioni possono essere
interessati anche altri organi o apparati, quali
ad esempio i muscoli, il sistema
cardiocircolatorio, l’apparato polmonare,
l’occhio, ecc..

✔ SPONDILOARTRITI SIERONEGATIVE

Sono un gruppo di MR infiammatorie dette
sieronegative per la caratteristica assenza del
Fattore Reumatoide che le differenzia
dall’artrite reumatoide. Più spesso sono
colpite poche articolazioni e l’impegno
articolare è di tipo asimmetrico. Può
prevalere l’interessamento della colonna
vertebrale o delle articolazioni periferiche
(ginocchio, anca, gomito, mano, ecc.).
Tra le più frequenti:
La Spondilite anchilosante in cui prevale
l’impegno della colonna vertebrale e delle
articolazioni
sacroiliache. Gli
uomini sono più
colpiti delle donne.
La forma più grave
può evolvere verso
una anchilosi della
colonna vertebrale
con una marcata
alterazione
posturale, che
consiste in una
flessione in avanti
che comporta una
notevole difficoltà a
sollevare la testa da qui la definizione
“uomini che non guardano il cielo”.
L’Artropatia psoriasica. In alcuni malati
affetti da psoriasi, una malattia della pelle,
può comparire un impegno articolare di
diverso tipo che può arrivare ad assumere i
caratteri di una vera e propria artrite. Più
spesso si tratta di una oligoartrite
asimmetrica a lenta evoluzione. A volte
l’impegno articolare può precedere la
comparsa della psoriasi.

✔ CONNETTIVITI

Sono un gruppo di malattie reumatiche
infiammatorie sistemiche che si
caratterizzano per l’interessamento del
tessuto connettivo che è diffuso in tutto
l’organismo umano, pertanto oltre
all’apparato muscoloscheletrico possono
essere colpiti anche cuore, polmoni, reni,
cute, vasi sanguigni, ecc.. La causa non è
stata ancora chiarita, mentre è abbastanza
ben conosciuto il meccanismo che da un
disturbo del sistema immunitario
(autoimmunità) porta alla produzione di
sostanze dette autoanticorpi che si rivolgono
contro i tessuti propri dell’organismo. A
secondo del prevalere di un tipo di
autoanticorpo rispetto
agli altri e del tipo di
danno che ne
consegue si
distinguono forme
diverse. Tra queste:
il Lupus eritematoso
sistemico colpisce
più frequentemente
giovani donne; oltre
ad una artrite può
presentare un
interessamento degli
apparati cutaneo,
muscolare, renale,
cardiaco e
polmonare. Grazie alle attuali terapie, la
prognosi negli ultimi decenni è
profondamente cambiata in senso
migliorativo;
la Sclerodermia (o sclerosi sistemica) è
caratterizzata da una progressiva
trasformazione in fibrosi (sclerosi) dei tessuti
colpiti. In particolare della cute, come si
evince dal nome, ma anche di altri organi
come le articolazioni, i vasi sanguigni,
l’apparato gastroenterico, i polmoni, il cuore
ed i reni. Anche questa malattia, come altre
connettiviti, prevale nel sesso femminile;
la Polimiosite è una connettivite con
prevalente impegno del tessuto muscolare, in
alcune forme può essere presente anche un
interessamento della cute da cui la
definizione di dermatopolimiosite. Stanchezza
marcata, dolore muscolare, riduzione della
forza muscolare, disturbi della deglutizione
ed alterazione della voce per impegno dei
muscoli faringei sono i sintomi più frequenti.
Colpisce entrambi i sessi. Meno frequente è
l’artrite.

✔ POLIMIALGIA REUMATICA

È una malattia infiammatoria tipica dell’età
anziana, compare dopo i 50-60 anni e si
presenta con un intenso dolore muscolare
localizzato a livello del cingolo scapolare
(spalle) e pelvico (anche). Caratteristico il
notevole e rapido miglioramento dei sintomi
in seguito a terapia cortisonica.

✔ ARTRITI MICROCRISTALLINE

Sono forme infiammatorie, legate a disturbi
metabolici, dovute alla deposizione nel
liquido sinoviale di microcristalli di acido
urico (gotta) o di pirofosfato di calcio
(condrocalcinosi). La Gotta è dovuta ad una
aumentata produzione di acido urico oppure
ad una ridotta eliminazione di questo con le
urine. È caratteristica l’insorgenza di dolore
molto intenso localizzato in particolare a
livello del primo dito del piede. Nelle forme
di vecchia data si possono formare calcoli di
acido urico con conseguente possibile
impegno renale. La Condrocalcinosi si
presenta frequentemente come una
monoartrite (pseudogotta). Le localizzazioni
più spesso interessate possono essere:
ginocchio, polso, anca, spalla e caviglia.
 

✔ REUMATISMO ARTICOLARE ACUTO
(o febbre reumatica)

È una forma tipica dell’età infantile e
adolescenziale la cui frequenza attualmente,
grazie alla profilassi con penicillina, è
notevolmente diminuita. Può comparire
successivamente ad una infezione tonsillare
da streptococco ß-emolitico di gruppo A.
Oltre all’impegno articolare che è di tipo
fugace, può causare lesioni al cuore, un
vecchio aforisma recita: “sfiora le articolazioni
e morde il cuore”.

✔ SINDROME FIBROMIALGICA

È detto anche reumatismo extrarticolare; è
alquanto diffuso in particolare tra le donne.
Si presenta con dolore muscolo-scheletrico
persistente senza manifestazioni cliniche
evidenziabili. Il dolore può comparire in
seguito a stress fisici, variazioni climatiche,
stati di ansia o depressione, disturbi del
sonno.
La diagnosi precoce
Oltre ad una più
approfondita conoscenza
delle MR e ad un
accurato esame clinico,
cioè la visita medica, che
resta comunque il
momento fondamentale,
oggi è possibile definire
meglio una diagnosi in tempi più rapidi
anche grazie ai progressi ottenuti in tema di
indagini diagnostiche. Sono disponibili esami
di laboratorio più specifici e una diagnostica
per immagini più completa (esami
radiografici, ecografia articolare, tomografia
computerizzata – TC e risonanza magnetica).
Una diagnosi precoce delle MR oggi è
determinante perché le diverse forme
terapeutiche attualmente in uso,
principalmente farmacologica, ma anche
riabilitativa, occupazionale (per esempio i
consigli sullo stile di vita) e chirurgica hanno
profondamente cambiato l’evoluzione di
queste affezioni consentendone di
migliorarne la prognosi e di conseguenza la
qualità della vita dei malati.

La terapia delle
malattie reumatiche

La terapia farmacologia

Da quando alcune decine di anni fa le MR si
curavano solo con l’aspirina ad oggi le cose
sono notevolmente cambiate. Oltre alle cure
rivolte ad alleviare il dolore, che è la prima
aspettativa del malato e che consistono in
sempre più numerosi e sofisticati farmaci
antidolorifici ed antinfiammatori;
attualmente è disponibile la
cosiddetta terapia “di
fondo” per i
reumatismi
infiammatori, si
tratta di diversi
tipi di farmaci il
cui meccanismo
d’azione tende a
modificare la storia naturale della malattia
con lo scopo di rallentarne, o al meglio
arrestarne, l’evoluzione. Ancora più
recentemente sono stati sviluppati farmaci
più efficaci, soprattutto per l’artrite
reumatoide, i cosiddetti “biologici” o “anti-
TNFalfa” che colpiscono a monte il processo
infiammatorio con l’obiettivo di ridurre il
danno articolare che ne può derivare. È
questo lo scopo della prevenzione
secondaria, in altre parole prevenire
l’eventuale ulteriore danno che consegue
all’evoluzione della malattia.
La terapia farmacologia non è l’unica
possibilità di cura delle MR. Fondamentale
importanza ha assunto la riabilitazione
sempre più accurata e mirata a ripristinare,
laddove è possibile, la funzionalità articolare.
Ed ancora l’economia articolare che
consiste nell’applicazione adeguata di metodi
diversi (l’uso di ausili, la rieducazione
gestuale e l’adattamento dell’ambiente
circostante) per superare gli ostacoli della vita
quotidiana (sollevare una pentola, sbrigare le
attività domestiche, provvedere all’igiene
personale, vestirsi, ecc.) ciò consente di
mantenere o riacquistare un’autonomia
funzionale soddisfacente nonostante la
presenza di una disabilità importante.
E la terapia chirurgica?
Anche in questo campo il progresso
scientifico ha compiuto notevoli passi avanti
definendo nuove e più particolareggiate
tecniche chirurgiche (artroprotesi,
ricostruzioni tendinee, ecc.) per correggere le
articolazioni particolarmente compromesse.
Certamente, prima di inviare il malato al
chirurgo ortopedico ogni singolo caso deve
essere attentamente
valutato, anche in
base allo stato di
salute generale ed
alle condizioni
dell’articolazione
impegnata e dei
tessuti periarticolari.
L’approccio
chirurgico non
sostituisce la terapia
farmacologia.
 

I farmaci antireumatici sono tossici?

Né più né meno di altre classi di farmaci.
Partendo dal presupposto che non esistono
farmaci che facciano solo bene, ma tutti
accanto ai benefici posseggono effetti
collaterali e possono avere controindicazioni,
i farmaci antireumatici, che come già detto
sono di diverso tipo, devono essere prescritti
dopo attenta valutazione del malato, dell’età
di questo e solo se effettivamente necessari
relativamente alla severità della malattia.
Assolutamente NO all’autoprescrizione, cosa
che avviene soprattutto con gli
antinfiammatori.
Assolutamente SI ad una corretta
applicazione del programma terapeutico
(dosaggio, orario di assunzione, ecc.), a tal
fine è molto importante che il malato sia
adeguatamente informato sui farmaci che
assume.

Si possono prevenire le malattie
reumatiche?

Per la maggior parte delle MR, non essendo
nota la causa, non è possibile attuare una
prevenzione primaria, cioè evitare che la
malattia si manifesti. Si può, invece, avviare
una prevenzione secondaria, cioè laddove
la malattia si è già manifestata si possono
applicare quei principi terapeutici,
farmacologici, riabilitativi, stile di vita, atti a
ridurne il danno ed a prevenirne così uno
stato di disabilità.

Ereditarietà e malattie
reumatiche

La trasmissione secondo meccanismi
ereditari, per esempio tra genitori e figli, non
è stata ancora sicuramente dimostrata nelle
MR. È nota invece una predisposizione
genetica in base alla quale è possibile che in
alcune famiglie più persone si ammalino di
una particolare forma reumatica, come per
esempio accade per le spondiloartriti
sieronegative. È vero però che avere una
predisposizione genetica non significa
necessariamente ammalarsi, questo avviene
quando si sovrappongono altri fattori
cosiddetti ambientali che ne favoriscono la
comparsa.

L’informazione
al malato reumatico

Una buona informazione rappresenta uno
degli aspetti più importanti del successo
terapeutico. È fondamentale, soprattutto, che
il malato sia informato sulla natura della
malattia, la sua evoluzione, sul tipo di cura e
gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Inoltre, informato su alcune semplici regole
da applicazione alle attività quotidiane (stile
di vita) può ottenere buoni risultati in termini
di rallentamento dell’evoluzione del danno
articolare e di riduzione della sintomatologia
dolorosa.

La dieta

Molto è stato detto e scritto su un possibile
ruolo preventivo o curativo delle MR di alcuni
alimenti, ma nulla a tal proposito è stato
sicuramente provato. Da studi recenti
sembrerebbe che una dieta come quella
“mediterranea”, cioè povera di proteine e
grassi animali e ricca di fibre e vitamine
possa avere effetti protettivi in alcune MR
come le artriti.
È consigliabile anche moderare il consumo di
alcolici perché questi possono interferire con
alcuni farmaci.
Sicuramente un corretto regime dietetico
serve a mantenere il giusto peso corporeo.
 

Ruolo dell’obesità

L’obesità è un fattore predisponente, ed
aggravante, di diverse forme di artrosi
(colonna vertebrale, ginocchia).
Il controllo del peso è indispensabile per non
vanificare l’effetto di altre terapie
(farmacologica, fisica, ecc.). Il dimagramento
deve essere graduale e rapportato alle
caratteristiche del paziente: età, condizioni
generali, malattie concomitanti, ecc.
Anche nelle artriti l’obesità gioca un ruolo
negativo per il sovraccarico cui sono
sottoposte le articolazioni.
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Attività fisica
e malattie reumatiche
L’attività fisica è importante ed utile per
mantenere il tono muscolare, preservare la
mobilità articolare, mantenere il peso forma
non solo nell’artrosi, ma anche nelle artriti.
Però non bisogna esagerare perché attività
fisiche eccessive o inadeguate possono, al
contrario, avere effetti negativi.

Posso continuare a lavorare?

Solitamente si. Certo molto dipende dal tipo
e dalla gravità della malattia reumatica e,
cosa molto importante, dal tipo di lavoro. Un
lavoro che comporta un elevato sforzo fisico
deve essere affrontato con cautela. La cosa
migliore sarebbe, laddove è possibile,
cambiarlo con un lavoro meno gravoso e più
adatto alla condizione delle articolazioni
compromesse.
 

Il clima

L’argomento è controverso. Una vera e
propria influenza del clima sulle MR non è a
tutt’oggi definita. È vero, comunque, che
molti malati accusano un peggioramento dei
sintomi durante una variazione climatica, in
particolare quando da un clima secco si
passa ad un clima umido il che comporta
una variazione di pressione atmosferica che
potrebbe influenzare la condizione articolare.
Inoltre, non è consigliabile l’esposizione al
sole o ad altre fonti di calore per i malati
affetti da MR di tipo infiammatorio in quanto
questo può causare un peggioramento
della sintomatologia.

Gravidanza
e malattie reumatiche

In passato una gravidanza era sconsigliata
alle pazienti affette dalle MR infiammatorie
più gravi per gli eventuali danni che ne
sarebbero potuti derivare sia alla madre che
al bambino. Oggi, anche alla luce dei
progressi ottenuti con le attuali terapie, è
possibile affrontare una gravidanza anche se
è bene che questa sia comunque
programmata ed
attentamente
controllata per tutto il
periodo; programmata
per potere sospendere
nei tempi giusti la
terapia farmacologia
in corso e perché la
malattia deve essere
in una fase di relativa
tranquillità. Nell’artrite
reumatoide si può
verificare nella
maggior parte dei casi
un miglioramento dei
sintomi durante una
gravidanza. Nel lupus
eritematoso sistemico,
invece, può accadere il contrario, è
importante quindi valutare attentamente a
seconda della condizione della malata
e della fase di malattia la possibilità
di affrontare una gravidanza.

Gravidanza e farmaci

In linea di massima
l’assunzione dei farmaci
antireumatici durante una
gravidanza può comportare un rischio anche
elevato per il feto. È bene quindi come già
detto sospendere i farmaci in media unodue
mesi prima del tentativo di avere una
gravidanza; se proprio necessario in caso di
riacutizzazione dei sintomi nel periodo
gestazionale è possibile assumere, con la
dovuta cautela, cortisone in basse dosi,
aspirina in basse dosi e paracetamolo.

Si può assumere la pillola
anticoncezionale?
In alcune MR, come l’artrite reumatoide, non
vi sono controindicazioni assolute, alcuni
studi in questi casi avrebbero dimostrato
addirittura un effetto protettivo.
Malattie reumatiche e vita sessuale
La vita sessuale di un malato reumatico è
solitamente normale; può essere
compromessa però dalla presenza di una
limitazione funzionale delle articolazioni del
bacino.
Questo aspetto della vita comunque è molto
importante in quanto da ciò può dipendere
talora lo stato di serenità familiare; è quindi
consigliabile parlare anche di questo con il
proprio medico.

Aspetti psicologici

Non è facile accettare una diagnosi di
malattia cronica soprattutto in età ancora
giovane, in particolare una malattia reumatica
che comporta una limitazione nell’uso delle
articolazioni e può avere anche risvolti
estetici. L’impatto psicologico può assumere
dimensioni rilevanti; il malato messo di
fronte, tra l’altro, alla ripetitività delle indagini
di controllo, ad una terapia farmacologica che
talora non da un immediato sollievo, e ad un
futuro che non sa interpretare può perdere la
pazienza ed in alcuni casi rifiutarsi di
continuare le cure; può comparire una
depressione.
L’approccio psicologico al problema
reumatico è quindi molto importante. Una
informazione corretta e sincera frutto del
dialogo che si deve instaurare con il proprio
specialista può diventare la chiave di lettura
del problema. Conoscere a fondo la propria
malattia, gli esiti che ne possono derivare, le
cure disponibili, come può essere organizzata
la propria vita quotidiana (casa, famiglia,
lavoro), come potrà essere il futuro, senza
dare false speranze ma nemmeno immagini
catastrofiche, insegnerà al malato a
combattere al meglio la propria condizione e
non a subirla.
Un errore che spesso commette il malato
reumatico è quello di rinchiudersi nella
propria realtà. Deve sapere invece che molti
altri condividono un problema simile al suo.