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Fibromialgia – Sintomi – Diagnosi – Terapia

DEFINIZIONE

La fibromialgia è una sindrome dolorosa cronica caratterizzata da dolori muscolo-scheletrici diffusi e dalla presenza di punti dolorosi (aree algogene) definiti tender points.

Colpisce i tessuti fibrosi (tendini e legamenti) e i muscoli causando un aumento di tensione muscolare: tutti i muscoli del corpo sono in costante tensione.

E’ una patologia frequente; tuttavia non esistono dati certi sulla sua reale frequenza, in quanto ancora oggi continua ad essere ampiamente sottostimata e raramente diagnosticata.

Si calcola che in Italia la prevalenza sia compresa tra il 2 e il 4% della popolazione; il sesso femminile è più colpito rispetto al sesso maschile.

Dolore muscolare: in alcuni casi è localizzato (le sedi più frequenti sono il collo, le spalle, la schiena, le gambe), ma talora è diffuso in tutto il corpo.
Tensione muscolare: è causa di dolore, rigidità, facile affaticabilità (è come se i muscoli lavorassero costantemente per cui si esauriscono con grande facilità: questo significa che il paziente si sente sempre stanco e si affatica anche per minimi sforzi). La tensione muscolare spesso si riflette a livello dei tendini, che diventano dolenti in particolare nei loro punti di inserzione (entesi); questi punti dolenti tendinei, insieme ad alcuni punti muscolari, evocabili durante la visita medica con la semplice palpazione, sono una caratteristica peculiare della fibromialgia e vengono definiti “tender points”.
Rigidità: generalizzata o localizzata (dorso, collo, cingoli scapolari); è presente soprattutto al risveglio.
Cefalea: spesso ha un andamento cronico; può essere associata a dolore mascellare o mandibolare.
Acufeni: fischii e ronzii all’interno delle orecchie.
Disturbi della sensibilità:formicolio, senso di intorpidimento o addormentamento diffusi a tutto il corpo o localizzati alla sola metà destra o sinistra.
Disturbi del sonno: insonnia o mancanza di un sonno ristoratore (il paziente si sveglia stanco).
Disturbi gastrointestinali: acidità gastrica, dolori addominali, dispepsia; inoltre nel 60% dei pazienti è presente la sindrome del “colon irritabile”.
Disturbi urinari: aumentata frequenza dello stimolo ad urinare o vera e propria urgenza minzionale;.
Alterazioni della temperatura: percezione distorta della temperatura corporea; eccessiva intolleranza al freddo o al caldo.
Alterazioni dell’equilibrio: senso di instabilità, sbandamento e vertigini.
Disturbi cognitivi: difficoltà di concentrazione, confusione mentale e perdita della memoria a breve termine.
Disturbi a carico degli arti inferiori: crampi o movimenti incontrollati delle gambe che si manifestano soprattutto di notte (sindrome delle gambe senza riposo).
Altri disturbi: tachicardia, allergie stagionali o alimentari; alterazioni del ciclo mestruale; riduzione della libido sessuale; ansia, depressione.

La diagnosi della sindrome fibromialgica si basa ancora oggi sui criteri enunciati dall’American College of Rheumatology (ACR) nel 1990: presenza di dolore muscoloscheletrico diffuso da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella figura 1. Tuttavia è utile, nella valutazione del paziente con sospetta fibromialgia, considerare anche la presenza degli altri sintomi (vedi sopra), oltre al dolore muscoloscheletrico.

 

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Figura 1 – I tender points identificati dall’ACR

Spesso la diagnosi di fibromialgia è di esclusione; cioè va considerata solo quando si possono escludere altre malattie. È importante inoltre identificare alcune patologie che si possono associare alla fibromialgia. Per tali motivi, nel sospetto di una sindrome fibromialgica, andrebbero comunque eseguiti i seguenti accertamenti ematologici: emocromo con formula, VES, PCR, reuma test, transaminasi, CPK, ormoni tiroidei, autoanticorpi (ANA, ENA, anti DNA), protidogramma, ferritina, esame delle urine.