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Controllo glicemico: utilità dei sali minerali

Microelementi sono così definiti un gruppo di sali minerali il cui introito giornaliero può anche non raggiungere il milligrammo, tanto che un altro appellativo che li contraddistingue è quello di "elementi traccia". La loro funzione è quasi interamente collegata a ruoli enzimatici molto selettivi; la loro carenza spesso è sottostimata, ma può condurre a disfunzioni anche severe che non facilmente trovano facile conferma diagnostica. La distribuzione dei microelementi nelle varie tipologie di cibo, è parimenti molto eterogenea e la loro abbondanza non è affatto uniforme all'interno delle varie categorie di alimenti. I microelementi, infatti, non sono presenti esclusivamente negli alimenti vegetali; alcuni di loro sono più rappresentati nei prodotti di origine animale.

Il diabete meliito è una condizione che apporta una "fragilità intrinseca" al corpo umano, rendendolo prono e/o vulnerabile a disturbi molteplici, infezioni ed eventualmente a complicanze molto spesso dipendentida una cattiva gestione della glicemia. Chi è affetto da diabete può facilmente sviluppare anche carenze di vitamine e sali minerali, importanti per il corretto metabolismo dei glucidi e dei lipidi. Un sale minerale che spesso carenta nel diabetico è il magnesio, che è tradizionalmente considerato un modulatore della tramissione neuro-muscolare. Si sottovaluta, però, il fatto che esso è un cofattore essenziale della maggior parte degli enzìmi della glicolisi, la catena di reazioni che permette al corpo di estrarre eneregia dal glucosio.

Il magnesio è tuttavia un macroelemento, ossia introdotto a dosi di 300-500mg/die e non rientra nella dizione di micro-elemento, come quelli che verranno descritti a breve. Come detto innanzi, infatti, i microelementi sono presenti solamente in pochi cibi del regno animale o vegetale, e molto raramente vengo introdotti in dosi duperiori al milligrammo ogni giorno. Alcuni microelementi sono specificamente coinvolti nel funzionamento pancreatico, nel controllo della glicemia, nella sintesi dell'insulina e al rilascio di questo ormone del torrente sanguigno. Solo uno di essi non è un microelemento, bensì un oligoelemento (necessario a dosi comprese fra 10-50mg/die) ed è il primo della lista di quelli descritti di seguito.

ZINCO. Sicuramente è il più conosciuto ione metallico collegato alle funzioni dell'insulina. Esso infatti serve alla sua sintesi (trascrizione dal DNA) e all'assemblaggio delle sue molecole nei granuli delle cellule beta del pancreas. Lo zinco, infatti, è necessario alla stabilizzazione molecolare di questo ormone: molte preparazioni commerciali di insulina nella "penna" sono sottoforma di sale di zinco. Non è difficile accedere agli alimenti che ne sono ricchi, dato che è molto abbondante nelle carni, nelle interiora, nelle uova, nei legumi, nelle mandorle e nei latticini. Tra l'altro, l'indice glicemico di questi gruppi di alimenti è favorevole al paziente diabetico, eccezion fatta per il latte fresco che può rialzare la glicemia per la presenza di lattosio. Lo zinco è importante per le persone diabetiche anche per un altro motivo: esso entra nella costituzione di enzimi antiossidanti (es. SOD2). Considerato che lo stress ossidativo di base è più elevato in chi soffre di diabete, rispetto ad un soggetto normale, una eventuale supplementazione con zinco è altamente raccomandata.

CROMO. Ecco la prima sorpresa, dato che questo metallo è tradizionalmente associato al campo metallurgico (leghe e acciai speciali) e non ci si aspetterebbe la sua normale presenza dentro il nostro corpo. Eppure è un costituente del cosiddetto fattore di tollleranza al glucosio (GTF), che potenzia le azioni cellulari dell'insulina. Come supplemento alimentare (cromo picolinato) è presente in commercio a disposizione degli sportivi culturisti e dei salutisti in generale. Non si conosce ancora bene la sua composizione definitiva. Nel lievito di birra, lo ione cromo sembra essere in complesso con una proteina; negli animali superiori e nell'uomo, il GTF sembra essere composto da inositolo, glutatione ed un piccolo peptide che coordinano lo ione cromo al centro della sua struttura. Il GTF è assorbibile attraverso l'alimentazione, entra nel circolo ematico e qui può interagire direttamente anche con l'insulina. Modeste quantità di cromo si ritrovano nei cereali, nel pesce, nella carne e nelle uova. Fra i vegetali molto ricchi ne sono i funghi, il pepe nero, i datteri, il prezzemolo e la cipolla. Ma più di tutti il lievito di birra, che fra l'altro viene spesso consigliato come integratore alimentare alle persone diabetiche.

VANADIO. Per chi è addetto ai lavori sa bene che, come il cromo, anche il vanadio entra a far parte delle leghe speciali. Ritrovarselo come elemento essenziale al corpo umano desta sicuramente molta curiosità. Mentre negli animali inferiori e in certi organismi marini, il vanadio è presente legato a proteine specifiche, nell'uomo non sono consciute proteine che necessitano direttamente di questo minerale come cofattore enzimatico. Eppure esso, lo si ritrova nelle ossa, nei denti, nel fegato, nei reni e nei polmoni. Riferendosi alla biologia dell'insulina, come ione vanadato libero o complessato a composti organici, è un potente regolatore della proteina PTP-1B. Questo enzima spegne le funzioni del recettore dell'insulina dopo aver innescato i segnali cellulari per la captazione del glucosio, la sintesi dei grassi e delle proteine. In una certa percentuale di casi di diabete mellito tipo 1 (la forma genetica), la PTP-1B può risultare mutata e perdere efficienza nello spegnere il recettore insulinico. Assumere alimenti ricchi di vanadio, potrebbe dunque trovare un valido razionale nel migliorare l'omeostasi glicemica del paziente diabetico. Ricchi di vanadio sono la crusca dei cereali, i frutti di mare, il prezzemolo, i funghi, l'aglio e gli olii della frutta a guscio (mandorle e noci).

NICKEL. Questo metallo è noto e temuto da coloro che sono affetti dalla sua fastidiosa quanto problematica "allergia" (per ulteriori informazioni si legga l'articolo "Allergia al nickel: cosa si nasconderebbe sotto", in questo sito). Esso, infatti, è molto diffuso fra i vegetali e gli studiosi sono stati sempre scettici sulla reale importanza di questo ione nelle funzioni enzimatiche cellulari. Nell'uomo non sono note proteine che possiedono atomi di nickel come cofattore. Eppure, un enzima pancreatico sembra condizionato da questo microelemento: la lipasi ormone-sensibile (LPL). E' l'enzima cellulare principale che scinde i trigliceridi, la cui funzione viene soppressa dall'insulina. E' già provato che la carenza di nickel può causare ipoglicemia, ipertensione e anomala sintesi del colesterolo, anche se non si conoscono ancora i meccanismi responsabili. Non è difficile accedere ai vegetali ricchi di questo microelemento così diffuso, e se si considera che le crisi ipoglicemiche altalenanti e l'ipertensione sono due fenomeni relativamente frequenti nei pazienti diabetici, un buon introito di nickel potrebbe rallentare forse la comparsa di alcune delle complicanze diabetiche.

In fondo, il corpo umano è un complesso laboratorio di migliaia di reazioni. Non deve meravigliare che per ottimizzare ognuna di esse, la Natura possa ricorrere a strutture o sostanze insolite. L'importante è un posto per ogni cosa ed ogni cosa al suo posto…..

– a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

BIBLIOGRAFIA SPECIFICA
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