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Pancreatite cronica: come comportarsi a tavola?

La pancreatite cronica è una condizione disagiante e molto pericolosa, che implica uno stato infiammatorio del pancreas che da acuto (come nelle forme acute, potenzialmente letali) si cronicizza, in uno stato di latenza con una soglia di innesco molto bassa. Cause comuni riconosciute come fattori traumatizzanti delle funzioni pancreatiche sono l’abuso di alcolici (specie ad alta gradazione), la presenza conosciuta o meno di calcoli biliari, l’eccessiva attività della parte esocrina del pancreas, quella deputata alla regolare digestione. L’associazione tra ipercolesterolemia e comparsa di pancreatite potrebbe avere una base causale, se si pensa che il colesterolo è il precursore degli acidi biliari, la cui saturazione nei dotti biliari o nella colecisti può dare origine alla comparsa di calcoli. Non sembra esserci una forte connessione tra eccessivo introito di caffè e comparsa di pancreatite acuta, o riacutizzazione di una fase cronica della patologia.

Tuttavia, viene sempre raccomandato di limitare anche l’assunzione di caffè, per l’azione positiva che esso ha sulla secrezione acida dello stomaco. Studi con meta-analisi hanno trovato che, a parte gli alcolici, i gruppi di soggetti più a rischio erano quelli con storia di forte tabagismo. Uno studio recentissimo, infine, riporta alcuni casi della letteratura specie pediatrici che potrebbero nascondere una causa genetica, dovuta a mutazioni specifiche a carico di due diverse proteine. Se è chiaro come i calcoli biliari e l’abuso di bevande alcoliche possano portare alla flogosi di questa ghiandola, non è ben chiaro invece cosa accentui o scateni l’eccessiva attivazione degli enzimi digestivi pancreatici. E’ ritenuto che una dieta troppo ricca in lipidi (grassi animali, insaccati, latticini fra quelli più incriminati) possa stimolare il pancreas alla maggiore sintesi di enzimi stessi, preparando quindi il “terreno” ad un eventuale insulto esterno che funga da innesco.

Un’eccessiva assunzione di calcio si ritiene possa fungere da concausa, poiché questo ione ha multipli ruoli nella digestione umana: stimola al secrezione acida dello stomaco, funge da cofattore di molte proteasi cellulari e digestive e coordina anche alcuni aspetti della secrezione di proteine all'esterno delle cellule. Da qui, il doppio rischio rappresentato da una dieta a base di o eccessivamente ricca di latte intero e formaggi stagionati. A tal proposito è assolutamente salutare, invece, spostare l’assunzione di latticini verso lo yogurt o altre bevande ricche di fermenti lattici, che hanno azione anti-infiammatoria e lenitiva sulla mucosa intestinale. Considerato il carico lipidico che essi rappresentano, è consigliabile evitare fritture, uova e derivati, olii vegetali, burro, margarina e simili.

La dieta deve essere innanzitutto incentrata sui legumi, preferibilmente ben cotti perché risultano più digeribili, ma anche sulle verdure cotte quali carote, cavolfiori, cetrioli, patate e su una tipologia di frutta che non abbia un carico glicemico eccessivo. Al riguardo, alcuni studi suggeriscono introdurre una certa quantità di antiossidanti, poiché un fattore di mantenimento della malattia sembra essere la produzione cronica e sub-liminale di radicali liberi ossidanti. Mele scure, kiwi, susine, mirtilli e lamponi rappresentano la scelta ottimale grazie all'elevato contenuto di polifenoli. L’idratazione orale o endovenosa è fortemente raccomandata nella pancreatite cronica, poiché il paziente con tale patologia ha la tendenza a disidratarsi. A tal riguardo l’assunzione di integratori a base di magnesio e potassio (singolarmente o in combinazione) può aiutare a ridistribuire i liquidi corporei in maniera corretta. Questi due cationi, in aggiunta, hanno azione moderatrice su molte funzioni cellulari.

Riducono, infatti, la secrezione acida gastrica e rallentano la secrezione enzimatica del pancreas. Considerando che il danno infiammatorio cronico nella malattia può essere anche a carico della porzione endocrina del pancreas, non è infrequente che compaia diabete secondario. Potassio e magnesio, sottoforma di alimenti o come integrazione esterna, migliorano la sensibilità all'insulina e l’omeostasi glicemica dipendente dal fegato. Anche supplementi a base di vitamina E possono aiutare nel contesto e per due ragioni: essa è un potente antiossidante endogeno e riduce la quantità di insulina necessaria alle funzioni da essa dipendenti. Come si arguisce da quanto esposto, un obiettivo prioritario nella pancreatite cronica è “mettere a riposo” il pancreas, sia la parte esocrina che endocrina.

La tipologia di dieta e di supplementi raccomandati, mirano allo scopo comune di proteggere questa ghiandola dandole il tempo necessario per una ripresa funzionale (ove possibile) compatibile con le necessità future del paziente.

Articolo a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico chirurgo specialista in Biochimica Clinica

 

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