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Aloe vera: le giuste dimensioni degli effetti

Quando si parla di Aloe vera, viene subito in mente l’erba o il suo estratto o il suo succo da bere, che funge da elixir di giovinezza, che risolve ogni malanno stagionale o che eradica dalle più comuni alle più rare patologie esistenti. Bisogna ridimensionare le miriadi di notizie presenti sul web, molte delle quali non pubblicate da reali esperti del settore o, peggio, pubblicate da entusiasti o salutisti di parte, che vorrebbero soppiantare il resto dei trattamenti esistenti a favore di questa pianta.

La letteratura scientifica brulica di citazioni o autorevoli pubblicazioni concernenti l’impiego e/o l’efficacia dell’aloe vera in situazioni para-fisiologiche o francamente patologiche. Il punto centrale è trovare la controparte in vivo, ovvero, studi clinici pilotati, di una certa durata e con un numero sufficiente di coorti, per poter ottenere la significatività statistica. Si ricorda, in aggiunta, che la facile accessibilità ai preparati o estratti della pianta non né giustifica l’uso “a piacimento” o del “va bene perchè del mio vicino di casa mi fido”. Non è infrequente, invero, trovare molto “fai da te” al riguardo, additando che bere quotidianamente il proprio succo di aloe tiene in salute, evita di contrarre raffreddori e fa sprizzare di energia, o quantaltro.

Premessa la bontà di molte delle pubblicazioni esistenti, l’invito ad un ritorno a soluzioni curative più naturali e la testimonianza personale offerta in allegato, ove pubblicata, è giusto dire che l’Aloe vera può rappresentare una valido mezzo per la cura di svariate patologie. E’ possibile perciò avere informazioni scientifiche corrette riguardo ai meccanismi d’azione dell’Aloe vera? Esistono delle indicazioni specifiche? La letteratura internazionale e/o gli esperti in campo medico, o affine, sono concordi? Di seguito, si cercherà di essere i più precisi possibili e per ulteriori approfondimenti la bibliografia allegata può essere utile.

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AFFEZIONI CUTANEE. Esistono sudi controllati o trials pilota, sugli effetti antiinfiammatori e lenitivi di preparati a base di aloe vera sulla mucosite post-radiante (radioterapia oncologica) e sulla stomatite aftosa. L’efficacia dell’aloe vera sulle ustioni è scarsa, così come quella sulla psoriasi e la sua capacità di indurre remissioni parziali o complete. Per contro, essa risulta benefica, anche se con precauzioni, sulla rimarginazione delle ferite accidentali o chirurgiche, effetto questo dovuto ai suoi polisaccaridi solubili, tra i quali spicca l’acemannano. Questo zucchero complesso è capace di modulare la risposta dei fibroblasti ad un insulto esterno, favorendo la sintesi di collagene ed elastina. In caso di componente infettiva o infiammatoria della ferita, la sua nota azione immunostimolante permette una migliore clearance dei detriti batterici e degli essudati. Esistono studi non controllati della sua efficacia sul lichen planus, dermatite seborroica e lesioni da herpes genitale.

AFFEZIONI INTERNISTICHE. Grazie sempre alla presenza di acemannano e polisaccaridi affini, l’estratto di aloe vera può risultare lenitivo sulle mucose interne (gastrica ed intestinale) in caso di flogosi croniche del tipo ulcera duodenale, gastrite alcolica e biliare. Di un reale effetto antiinfiammatorio dell’aloe vera sulla colite sperimentale, con un possibile suo impiego nel morbo di Chron o patologie affini, se ne parla dal 2003. Il primo trial clinico controllato risale al 2004, ma a dispetto della buona tollerabilità e della significatività statistica, il numero di soggetti coinvolti è troppo esiguo per poter stabilire con certezza l’universalità della sua efficacia. Tutti gli altri articoli pubblicati riguardano medicina tradizionale e popolare, di specifiche regioni del mondo, alle quali per buona fede e correttezza professionale se ne concede la veridicità. Durante consulenze specialistiche eseguite dal sottoscritto, alcuni pazienti affetti da malattia di Chron hanno accennato o fatto riferimento al loro uso autonomo di preparati a base di Aloe vera, riferendo benessere personale spesso definito come “generalizzato”. In seguito, tuttavia, non è stato possibile scindere il reale beneficio apportato, distinguendolo dalle prescrizioni mediche consigliate dal sottoscritto, o da altri colleghi specialisti.

PATOLOGIE AUTOIMMUNI. C’è molto fervore riguardo all’impiego dell’aloe vera in patologie invalidanti come le sindromi autoimmuni. Il perno su cui si è fatta molta leva è la capacità immunostimolante o modulante dell’acemannano sul sistema immunitario. Un solo articolo in letteratura (2010; vedi bibliografia) parla di un approccio all’impiego dell’aloe vera, per la sclerosi multipla in un modello sperimentale. Non esiste, fino ad oggi, alcuno studio pilota o trials clinico che ne giustifichi l’efficacia in questa patologia, tanto meno in altre affezioni come il lupus eritematoso, la sindrome di Sjogren, la cirrosi biliare primitiva o situazioni analoghe. Anzi, ben due articoli riportano la comparsa clinica di porpora autoimmune di Henoch-Schonlein dopo assunzione di Aloe vera (Chologitas E. et al, 2005; Kim EJ et al., 2007), indicando non solo che tutte le riposte immunitarie possono non beneficiare dell’assunzione di composti immunomodulanti dell’aloe vera, ma che la stimolazione inopportuna dei linfociti può costare cara.

PATOLOGIE TUMORALI. L’aloe vera ed altri fenotipi di aloe contengono composti chiamati antrachinoni, in forma libera o come glucoside, come l’aloemodina, la barbaloina e l’aloesina e loro derivati con azione citotossica diretta. Molto recentemente il contributo di una sua glicoproteina (verectina) all’azione sui tumori è stato dimostrato. Esistono per lo più articoli che descrivono i meccanismi cellulari o molecolari dei principi attivi dell’Aloe, sia su modelli sperimentali che su soggetti umani. Qualche studio clinico dimostra, poi, l’efficacia della pianta sul carcinoma mammario, epatico, del colon-retto, sulle leucemie linfocitiche, ma in particolare sui tumori neuroectodermici, come neuroblastoma e retinoblastoma. E’ riportato con certezza, infine, che l’assunzione di aloe vera come supplemento alimentare, aiuta ad affrontare meglio gli effetti collaterali della chemioterapia oncologica, conferisce una certa ripresa della risposta immunitaria e in qualche caso contribuisce alla remissione parziale o completa del quadro clinico.

E’ indubbio che l’aloe vera possa rappresentare un valido strumento da indirizzare per la cura o la prevenzione di svariate patologie. La Natura è stata estremamente generosa nel concedere così tanti princìpi attivi presenti nelle piante a nostra disposizione. Ognuno di essi, tuttavia, non è sovrapponibile ad un altro per risolvere problemi di salute più o meno seri. Scendendo nel dettaglio, l’acemannano non è l’unico polisaccaride immunostimolante presente nel regno vegetale. Ne esistono decine altri diversi tra loro, per origine, peso molecolare, grado di solubilità, ma soprattutto affinità cellulare. Considerate le svariate popolazioni e sub-popolazioni di linfociti identificate oggi, l’acemannano sicuramente può andare a stimolarne una parte, ma ciò non significa che possa risultare vantaggioso per altre tipologie di linfocita. Anzi, cellule immunitarie che entrano in gioco solo in rare occasioni e che vengono stimolate a reagire in modo inopportuno, possono aprire la porta alla comparsa di patologie autoimmuni e -non, di cui dopo risulta difficile sbarazzarsi.

– a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica.

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