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Obesità e arancia rossa: la prevenzione ha il suo peso

L’obesità è un problema già diffuso, ma in costante crescita a causa dei sempre peggiori stili alimentari che stanno prendendo piede. La recente scoperta che l’arancia rossa potrebbe contrastare questo fenomeno, ha suscitato molta curiosità nei media grazie al Workshop organizzato nel 2013 a Roma, sotto il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, cui hanno partecipato esperti, nutrizionisti e ricercatori. Originariamente la scoperta fu pubblicata nel 2010, sull’International Journal of Obesity, da parte di un team composto dal Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell Istituto Europeo di Oncologia di Milano, diretto dal Professor PierGiuesppe Pelicci. Allo studio hanno collaborato anche membri del Centro di Agrumicoltura (CRA) di Acireale, sotto la supervisione dei Dr.i Recupero e Rapisarda, i dipartimenti di Scienze dell’Alimentazione e Microbiologia ed il Dipartimento di Sicenze Biomolecolari e Biotecnologie dell’Università di Milano.

Lo studio ha preso in esame gli effetti della varietà arancia Moro, caratterizzata da un alto contenuto di antocianine, pigmenti color porpora e blu, conosciuti per il loro potere antiossidante e la loro specifica attività inibitoria sull’accumulo dei trigliceridi nelle cellule adipose. I risultati hanno rivelato che il consumo di succo di arancia Moro inibisce l’aumento di peso corporeo ed il deposito di grassi. L’effetto anti-obesità del succo di arancia Moro è stato di gran lunga superiore che non quello di arancio biondo (povero di antocianine), ma anche della somministrazione separata di antocianine. Tali dati dimostrano il potenziale anti-obesità del consumo di arancia Moro nel modello sperimentale di ratto di laboratorio, suggerendo inoltre che la particolare composizione della varietà Moro contribuisce significativamente anche agli effetti positivi delle antocianine.

Altri dati sperimentali sono stati pubblicati nel 2012 dallo stesso gruppo, che ha provato l’efficacia dell’estratto di arancia Moro somministrato per 12 settimane, in contemporanea ad una dieta iper-lipidica, nel prevenire la comparsa di fegato grasso (steatosi epatica) nei ratti. I meccanismi questa volta sono stati parzialmente elucidati e coinvolgono l’antagonismo di due recettori cellulari. Il primo viene attivato e si chiama PGC1-alfa, che permette l’espressione dell’enzima acil-Coenzima A ossidasi. Quest’ultima è responsabile dell’ossidazione dei trigliceridi. L’altro viene bloccato e prende il nome di recettore epatico X (LXR-alfa); esso, invece, permette l’espressione dell’enzima acido grasso sintasi (FAS), il principale regolatore della sintesi degli acidi grassi.

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Due precisazioni sono d’obbligo. La prima è che quando si parla di “succo” si intende succo fresco appena ottenuto e non industrialmente processato. Si ricorda che se adeguatamente refrigerato, il succo d’arancia può conservare le sue proprietà per 48 ore, togliendo l’ossidazione cui la vitamina C va naturalmente incontro. La seconda è che lo studio non ha considerato le antocianine come l’unico principio responsabile di questi effetti. Nelle conclusioni della pubblicazione originaria (Titta L. et al., 2010), ciò viene dichiarato espressamente nell’affermazione tradotta: “L’effetto antagonista sull’ obesità e l’accuulo di grassi del succo di arancia Moro, non si può spiegare solamente con il contenuto di antocianine presenti nel frutto. Le nostre scoperte suggerisono l’azione sinergica di più componenti dell’arancia Moro, in grado di inibire l’accumulo di grasso”.

Infatti, gruppi indipendenti di ricercatori hanno esplorato un’ipotesi molecolare diversa. Siccome l’iper-lipidemia, lo stato di insulino-resistenza e la sindrome metabolica sono accomunate dalla presenza di citochine immunitarie circolanti, e quindi da uno stato infiammatorio cronico e subdolo, è stata avanzata l’ipotesi che il succo d’arancia possa sopprimere l’infiammazione e lo stress ossidativo. Questo si crede non dipenda dalla presenza di vitamina C, di cui le arance sono tradizionalmente vantate esserne ricche (non vero). Il contenuto medio di acido ascorbico nelle arance è compreso fra 20-30 mg/100gr di prodotto fresco, che a conti fatti porta a quasi mezzo litro di succo fresco da bere, solamente per arriare alla dose giornaliera raccomandata dall’FDA (90 mg al giorno). Gli effetti antiossidanti della vitamina C, invece, si osservano a dosi che partono dai 500 mg.

I polifenoli, altra componente bioattiva delle arance, potrebbero contribuire diversamente dalla vitamina C agendo con meccanismo non metabolici, bensì genetici. Oltre alle antocianine, le arance possiedono glucoflavoni (esperidina, naringenina, rutina), flavonoidi (tangeretina) ed acidi cinnamici (ferulico, caffeico) e derivati glucosilati di questi. Tutte queste sostaanze sono già note ai ricercatori per gli effetti modulatori su enzimi metabolici, su proteine di trasduzione cellulare citoplasma-nucleo e sui radicali liberi ossidanti. Gli effetti anti-infiammatori e scavenger dei polifenoli, sono ben riconosciuti da tutta la comunità scientifica. Un altro studio ha focalizzato l’attenzione sul possbile ruolo di un altro pigmento delle arance, il licopene, presente nei pomodori e nella parte rossa di molti frutti. I soggetti volontari dello studio hanno ingerito succo fresco per 8 settimane, riportando un miglioramento del profilo plasmatico infiammatorio non-specifico (colesterolo LDL, proteina C reattiva, apotransferrina), assieme a quello antiossidante generale (acido folico, glutatione, acido ascorbico).

Alcuni ricercatori del Centro per la Ricerca e l’Agrumicoltura (CRA) di Acireale, ha anche provato che l’estratto di anrancia rossa, la pari di quello di melograno, è capace di inbire l’attività enzimatica della lipasi pancreatica, responsabile della digestione primaria dei grassi alimentari. Per concludere, un gruppo di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Università di Catania, ha pubblicato l’anno scorso un trial pre-clinico. condotto su soggetti volontari in salute ma sovrappeso. Il programma ha previsto l’ingestione di estratto di arancia Moro (Morosil(R)) alla dose di 400 mg/die, per 12 settimane. L’indice di massa corporea (BMI) di tutti i soggetti trattati era migliorato già dopo 4 settimane di assunzione, indicando che l’estratto  di arancia rossa potrebbe davvero possedere effetto anti-obesità diretto, cioè di ordine preventivo vero e proprio.

Tutte notizie che ci dovrebbero rendere orgogliosi, perchè provano che i prodotti tipici della dieta mediterranea sono davvero salutari. Se gli scienziati oltre-oceano ne fanno una moda, perchè dovremmo arrivare ad apprezzare le cose quando non le abbiamo più?

A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, Medico specialista in Biochimica Clinica.

 

BIBLIOGRAFIA CORRELATA

  • Titta L et al. (2010) Int J Obes (London); 34(3):578-88.
  • Salamone F et al. (2012) World J Gastroenterol; 18(29):3862-68.
  • Coelho RC et al. (2013) Plant Food Hum Nutr; 68(1):1-10.
  • Cardile V et al. (2015) Nat Prod Res; 29(23):2256-60.
  • Silveira JQ et al. (2015) Int J Food Sci Nutr; 66(7):830-36.
  • Joseph SV et al. (2016) Crit rev Food Sci Nutr; 56(3):419-44.
  • Fabroni S et al. J Sci Food Agric. 2016, Mar 11.