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Fico d’India: usi e benefici di frutto e pala

Del fico d'India, dei suoi frutti succosi, dolci e profumati, si sa praticamente tutto specie nella cultura popolare dell'area mediterranea e dell'America Latina, aree di origine di questa pianta rinomata quanto salutare. Quello che è invece noto da poco tempo è il contenuto di antiossidanti che questa piante mette a disposizione, sia nei frutti che nelle foglie. Il fico d'india sbucciato pronto da mangiare, fornisce una discreta quantità di glutatione (8mg/100gr di polpa), il principale antiossidante delle cellule viventi, fenomeno che si riscontra solamente a carico della patata e di qualche altro frutto od ortaggio. Il fico d'India ha anche un buon contenuto di taurina (15mg/100gr di polpa), che è un altro amminoacido con azione antiossidante e protettiva sulle cellule in generale. La quantità di vitamina C oscilla fra 30-38mg/100gr di polpa fresca, che è solo lievemente più alta di quella contenuta nelle arance. In più i pigmenti che danno quel bel colore rosso o arancio, chiamati betalaine, sono degli antiossidanti molto efficaci, come provato molto recentemente in colture cellulari ed animali da esperimento. A dosaggi elevati, le betalaine sono anche efficaci nel contrastare la crescita di cellule tumorali intestinali, di carcinoma mammario e di leucemia mieloide, come visto da pubblicazioni pioniere (vedere bibliografia correlata).

Tuttavia, la protagonista di questo articolo è il cladode (il cui nome volgare è pala). Questa foglia carnosa, al cui taglio emette un succo vischioso, è nota nella cultura popolare per le sue attività vulnerarie ed antidolorifiche. Ematomi, distorsioni e ferite lacero-contuse, trovano nell'applicazione dei succo di pala il loro tocca-sana. Questo grazie alla presenza di potenti principi attivi. Fra i primi si enoverano gli opuntia-mannani, polisaccaridi simili a quelli dell'Aloe vera e responsabili della consistenza densa del succo, che accelerano la cicatrizzazione delle ferite sia in modo diretto, che per una pronta azione anti-infiammatoria. Quest'ultima viene corroborata dalla presenza di alcuni polifenoli aventi lo stesso effetto, il più abbondante fra i quali è la isoramnetina. Già presente in altre specie vegetali medicinali o meno, la isoramnetina ha un effetto FANS-like, cioè simile ai comuni farmaci antidolorifici presenti in commercio (cfr. bibliografia). Ciò giustifica l'azione analgesica e lenitiva del succo di pala di fico d'India sui traumi articolari. Parimenti, a causa della prodigiosa azione cicatrizzante sulle ferite, la pala come tale o come estratto è presente in commercio in preparazioni che servono ad accelerare la chiusura delle ferite chirurgiche.

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Una proprietà che è nota dal molto tempo in Messico è l'azione ipoglicemizzante degli estratti di pala di fico d'India. Prima evidenziata sui ratti, poi sull'uomo, questa azione è stata sfruttata da secoli dalle popolazioni indigene del luogo per la cura del diabete. Solo da qualche decennio, gli studi scientifici hanno provato che gli opuntia-mannani sono efficaci nell'abbassare la glicemia post-prandiale. Sembra che il meccanismo principale risieda nella loro capacità di interferire con la digestione degli amidi nell'intestino, ed il successivo assorbimento di glucosio da parte della mucosa. Dato che gli amidi sono scissi nell'intestino dall'amilasi pancreatica, alcuni Autori hanno pensato che gli opuntia-mannani del fico d'India agiscano primariamente bloccando questo enzima. Ma non ci sono evidenze dirette, né in vitroin vivo. Nei pazienti diabetici che desiderino assumere estratto di pala a fini salutistici e/o terapeutici, si ricorda la possibile comparsa di ipoglicemia spinta in caso di simultaneo trattamento farmacologico, che non deve per alcuna ragione essere abbandonato previo consulto medico.

Gli opuntia-mannani riescono anche ad intrappolare i trigliceridi, in un complesso poco aggredibile dalle lipasi digestive. Questo effetto cominciò ad essere sfruttato circa 10 anni fa dalla medicina estetica, divenendo una moda, allo scopo di promuovere un dimagrimento relativamente naturale quanto veloce. Non esistono prove cliniche assolute sull'efficacia dell'estratto di cladode nelle varie forme di sovrappeso od obesità. Per logica, ci si aspetta che l'effetto più eclatante si eserciti sul sovrappeso su base quantitativa, ovvero da eccessivo introito alimentare. Si rammenta, inoltre, che l'assunzione dell'estratto di pala va accompagnata sempre ad una abbondante idratazione. La polvere, infatti, non è altro che succo del cladode disidratato: nel ricostituirsi, esso può arrivare ad assorbire una quantità di acqua da 7 a 10 volte il suo peso. L'assunzione in quantità controllate e per tempi non prolungati, tuttavia, non è scoraggiata.

A causa delle sempre crescenti evidenze di correlazione fra diabete, insulino-resistenza, obesità e cardiovasculopatie, fino alla condizione che è stata denominata sindrome metabolica (o sindrome X), una volta appurate le capacità ipoglicemizzanti ed antiossidanti della pala, alcuni ricercatori hanno speculato la possibilità di impiegare estratti o derivati dell'Opuntia per il trattamento di questa complessa situazione patologica. Non esistono ancora studi clinici controllati, ma qualche pubblicazione recente ha fatto sperare sulla possibilità di impiegare sia i frutti, che il cladode, nel trattamento della sindrome X. La tesi degli studiosi sarebbe avvalorata dal parallelo effetto anti-infiammatorio posseduto dall'estratto di fico d'India, considerato che sia lo stress ossidativo che la produzione di citochine sono eventi ben accertati nella comparsa e/o mantenimento della sindrome metabolica (cfr. bibliografia).

Come informazione finale, si cita che gli opuntia-mannani sono degli ottimi protettori della mucosa gastrica, potendone promuovere la rigenerazione dopo insulto da parte di uno degli agenti più aggressivi, le bevande alcoliche. Sono già stati pubblicati gli effetti del succo mucilaginoso della pala su pazienti con problemi di alcolismo cronico, dimostrandone gli effetti antiinfiammatori e lenitivi sullo stomaco. Somministrato in polvere ai ratti con ipercolesterolemia genetica, gli opuntia-mannani dell'estratto di cladode riducono i danni vascolari (aterogenesi), attenuando la genesi delle placche aterosclerotiche ed alcuni markers dello stress ossidativo. Un effetto similare lo possiede anche la somministrazione di estratti provenienti dal frutto che, come detto in precedenza, contiene alcune molecole antiossidanti dirette. Persino l'estratto dei suoi fiori pare possedere azioni curative, di riparazione cutanea, antiossidante, protettive del tessuto renale ed antibatteriche contro molte specie.

Dunque, non solo un prodotto naturale e ricco di profondi contenuti culturali, ma un dono della Natura messo a disposizione “per stare in salute e con gusto” come si suol dire dalle nostre parti…

a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, specialista in Biochimica Clinica.

 

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