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Due nuove citochine marker per la sclerosi multipla

Le citochine sono una famiglia di piccole proteine implicate in un vasto repertorio di fenomeni biologici, anche se il loro ruolo principe è a carico del sistema immunitario. Sono tra i principali mediatori dell'infiamazione, un fenomeno che caratterizza il decorso clinico di tutte le malattie autoimmuni, incluso quello della sclerosi multipla. La maggior parte delle persone con sclerosi multipla (MS) ha la forma recidiva-remittente (RRMS), in cui si verificano di volta in volta attacchi di sintomi o ricadute. Tra le recidive, possono intercorrere mesi o anni senza sintomi. Oltre la metà di quelli con RRMS alla fine si sposterà per sviluppare una forma progressiva, in cui i sintomi peggiorano gradualmente senza fasi di recupero prolungate. Ma alcuni individui non sperimentano la fase di recupero-remissione andando, invece direttamente alla MS progressiva. Questa è nota come MS progressiva primaria.

Recentemente, gli scienziati dell'Università di Yale di New Haven, l'Oregon Health & Science University di Portland e l'Università della California hanno deciso di comprendere i meccanismi molecolari coinvolti in MS che dettano se inizia lentamente o salta rapidamente alla forma più grave. I ricercatori hanno esaminato più di 100 persone con MS e combinato queste osservazioni cliniche con un'analisi di più di 500 campioni di DNA e plasma. Hanno trovato che due molecole strettamente correlate si associano con una rapida progressione a una forma più grave della malattia. Le molecole in questione appartengono ancorauna volta alla famiglia delle citochine

Le citochine in questione sono il fattore inibitore della migrazione dei macrofagi (MIF) e la D-dopacromo tautomerasi (D-DT). Entrambe sembrano aumentare l'infiammazione e sono già state associate con il peggioramento di alcune malattie autoimmuni. Una variante genica nota come più frequente nei pazienti con la forma progressiva della malattia, si è verificata più frequentemente anche nelle persone con maggiore espressione di MIF, negli uomini in particolare. Come spiega il dottor Richard Bucala, "Il valore di questa scoperta ai pazienti è che ora esistono terapie approvate, così come quelle nuove in sviluppo nei laboratori Oregon e Yale, che mirano al percorso MIF-recettore e potrebbero essere diretto verso una MS progressiva".

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Se gli inibitori del MIF potrebbero essere destinati a coloro che hanno la maggior parte delle necessità, lo sviluppo di farmaci sarà accelerato riducendo i costi, riducendo al minimo i rischi di effetti tossici e fornendo un trattamento geneticamente adattato al paziente. Come parte della loro indagine, la squadra ha usato un farmaco che mira ai recettori CD74, il sito di legame sia per MIF che D-DT. Negli animali da esperimento, hanno trovato che i sintomi della malattia miglioravano, come  anche le attività di MIF e D-DT si riducevano.

Una parallela via da percorrere sarebbe quella di usare molecole che legano direttamente il MIF, impedendogli di interagire col suo recettore. Alcune di queste sono state già identificate con studi di modellismo molecolare computerizzato (QSAR). E' notevole che una classe di molecole con deboli capacità leganti del MIF siano alcuni polifenoli, sostanze presenti in Natura e dotati di nota azione antiossidante. Alcuni flavoni, acidi cinnamici e caffeici hanno mostrato di interferire parzialmente sull'attività enzimatica del MIF. Se questo possa contribuire ad avere gli stessi effetti degli antagonisti recettoriali citati prima, non è ancora noto. Non è però una conicidenza che molti polifenoli naturali abbiano attività antagonista o sul legame di alcune citochine ai loro recettori, o impediscano il loro rilascio dalle cellule o interferiscano con la sintesi cellulare delle citochine stesse.

Ma nel complesso è rimarchevole il fatto di aver trovato altri due markers che, da una semplice analisi ematica, diano la possibilità di predire l'andamento della MS caso per caso.

Verso la medicina personalizzata dunque; passo dopo passo…

a cura del Dr. GIanfrancesco Cormaci, medico specialista in Biochimica Clinica.

 

Bibliografia specifica

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