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Autoimmunità: quanto incidono le emozioni?

Autoimmunità: una diagnosi che diventa sempre più frequente nell'ambito clinico internazionale. Se prima le patologie causa di morbilità principale erano le cardiopatie, i tumori, il diabete e l'artrosi, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha dichiarato che la tendenza del futuro saranno le patologie polmonari, quelle reumatologiche e le autoimmunità. 

In ogni sindrome autoimmune, il sistema immunitrio prende di mira un tessuto o una specie cellulare ben precisa. In alcune di esse il bersaglio è unico, come per la miosite autoimmune, in cui il bersaglio è il muscolo scheletrico; o la tiroide nel caso della tiroidite di Hashimoto. In altre, i tessuti bersaglio sono multipli, come nel lupus sistemico e nella sclerodermia. Sebbene non sempre identificabile, esiste un trauma, un momento, una lesione che sono alla base della liberazione di un antigene dalll'interno delle cellule, capace di attirare l'attenzione del sistema immunitario. Nel corso della nostra esistenza, il sistema immunitario è esposto alle nostre  principali proteine cellulari, con l'obiettivo di testare se i linfociti diventino reattivi nei loro confronti. Questo fenomeno si chiama di "tolleranza al self" ed inizia sin dallo stadio embrionale; gruppi di ricerca sospettano che alcune tipi di lesioni possano agire propio in questo contesto. Infezioni inosservate, esposizioni inconsapevoli ad agenti chimici ed anche traumi emotivi o psicologici repentini, possono costituire i fattori per la scoordinazione del fenomeno della tolleranza.

Non è un'assurdità pensare che un trauma psicologico possa scatenare la comparsa di autoimmunità: la comunità scientifica odierna di questo ne sembra ogni giorno sempre più convinta. Senza considerare lo stato gravidico, episodi come un lutto importante, una grave perdita finanziaria, una relazione sentimentale importante andata in frantumi e simili, possono essere scatenanti. La base sta nell'intenso coinvolgimento di ormoni e trasmettitori cerebrali che si mette in moto (dopamina, serotonina, endorfine, ecc.) e che, durando molte settimane o mesi, può condizionare seriamente le risposte immunitarie. Questo non vuol dire che, prima dell'autoimmunità si vada incontro a soppressione immune, anche se ciò può essere plausibile. Ma se le scariche di mediatori chimici sono intense e si esauriscono lentamente, la possibiltà che queste condizionino il dialogo delle cellule immunitarie diventa più che possibile. E' noto che la stimolazione cellulare con lo stesso tipo di ormone, può influenzare la sensibilità stessa a quell'ormone e far produrre sostanze che modificheranno delle reazioni metaboliche e/o immunologiche.

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Le pubblicazioni scientifiche al riguardo non mancano. I primi studi sugli animali di laboratorio nelle decadi 1980-1990, hanno riportato la comparsa di fenomeni di autoimmunità in topi nati da madri esposte a vari stress emotivi durante la gravidanza. La mole dei dati raccolti ha inevitabilmente spinto vari Autori ad indagare il fenomeno relativamente all'uomo. Sempre più dati scientifici indicano che morbo di Chron, sclerosi multipla, tiroidite autoimmune e artrite reumatoide, per citare quelle più popolari, abbiano come sicura causa scatenante un forte trauma emotivo. Non è detto però che chiunque subisca traumi intensi (lutto, divorzio, ecc.) vada obbligatoriamente incontro ad una patologia autoimmune. C'è il terreno genetico da considerare. Se il soggetto bersaglio del trauma non ha un corredo genetico e/o immunitario favorevole, potrà anche rimanere del tutto insensibile ad una riposta autoimmunitaria.

Un aspetto che può interessare al pubblico è quanto l'emotività giochi nella comparsa di una delle più imponenti autoimmunità del genere umano: il diabete. Un primo report del 2004 ha studiato la correlazione fra sindrome ansiosa della madre in gravidanza con la comparsa di diabete tipo 1 nella prole. Uno studio più recente ha associato la alexitimìa alla comparsa di diabete tipo 1. L'alexitimìa è una difficoltà ad identificare e ad esprimere le emozioni. Normalmente la si riscontra in certe patologie psichiatriche, ma questo studio caso-controllo ha riferito che potrebbe costituire un terreno emozionale adatto in certi casi di diabete autoimmune. Anche in uno studio che ha coinvolto 347 pazienti con sindrome bipolare, una significativa percentuale di pazienti era affetta da diabete mellito ed altre autoimmunità, in particolare la psoriasi. Altre pubblicazioni più recenti (2016-2017) riportano gli effetti di uno stress emotivo cronico in grado, nei soggetti predisposti, causare la comparsa di diabete tipo 2 (esempi in bibliografia). 

Un duplice meccanismo con cui il sistema immunitario possa causare diabete autoimmune (tipo 1) post-traumatico, potrebbe risiedere all'inizio nei picchi elevati di adrenalina e cortisolo che agiscono simultaneamente sulle celllule pancreatiche, causandone lesione e morte. Dall'altro, una temporanea soppressione delle risposte immuni che si riattivano dopo il passaggio in circolo di antigeni provenienti dalle cellule pancreatiche uccise. Anticorpi diretti contro i maggiori antigeni delle beta-cellule sono stati rilevati dopo traumi emotivi, come nelle madri nella cui gravidanza avevano subito un trauma emotivo (Sepa A et al., 2005). Persino difficoltà di relazione fra madre e nascituro possono far comparire auto-anticorpi anti-isole pancreatiche nei neonati (Sepa A et al., 2004; Hummel M et al., 2004).

Quindi le risposte emotive risultano, nei soggetti predisposti, determinanti ad innescare delle anomalie immunitarie che possono culminare nella comparsa di qualche autoimmunità. D'altronde la PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia), ha da sempre sostenuto che esiste una connessione intima e finissima fra sistema nervoso, ormoni e risposte immunitarie. Se quando la PNEI nacque (più di 25 anni fa), le conoscenze erano ancora frammentarie, si pensi a quante conferme essa abbia ricevuto dalla enorme mole di dati e pubblicazioni scientifiche degli ultimi due decenni. Gli antigeni sono rimasti gli stessi, così come le cellule immunitarie e le emozioni in gioco. Sono le correlazioni fra questi che hanno fatto la differenza, l'elucidazione cioè dei meccanismi sottostanti e come si intrecciano.

NOTE PERSONALI

Ho potuto appurare personalmente la veridicità dei dati scientifici in letteratura, durante la mia pratica clinica di medicina personalizzata.

Tale M.L., anni 52, donna, ha subito la comparsa di tiroidite autoimmune sei mesi dopo la perdita del padre, avvenuta per infarto cardiaco. La paziente ha dichiarato che l'evento è avenuto sotto i suoi occhi, rimanendo impotente nel dare soccorso. Tale G.R., 67 anni, uomo, ha subito la comparsa di miosite autoimmune dopo la perdita della moglie per infarto cardiaco. La scoperta è stata fatta al risveglio accanto alla consorte. Tale T.V., donna di 56 anni, ha avuto la comparsa di tiroidite di Graves circa un anno dopo essersi trasferita per lavoro lontana dal suo paese natale. Tale C.N., donna di 59 anni, conosciuta durante il mio soggiorno negli Stati Uniti, ha sviluppato sclerosi multipla dopo circa nove mesi dall'aver perso il suo impiego lavorativo decennale. Tale S.B., 62 anni, uomo, ha subito la comparsa di morbo di Chron dopo la rovina finanziaria del figlio, che non ha potuto completamente aiutare a risollevarsi. Tale C.L., donna di 68 anni, ha sviluppato artrite reumatoide dopo circa un anno dal suo distacco da una cerchia di amiche cui era particolarmente legata. Tale T.C., anni 42, uomo, ha sviluppato psoriasi "da manuale" dopo la morte sequenziale dei genitori avvenuta a distanza di quasi 7 mesi. Le prime manifestazioni sono apparse dopo 8 mesi dagli avvenimenti luttuosi. Tale D.E., uomo di 28 anni, ha sviluppato diabete tipo 1, ossia autoimmune, dopo i postumi di un grave incidente automobilistico cui è sopravvissuto. Fra le sue comorbidità vi è anche epilessia.

Un elemento che ha accomunato quasi tutti i casi sopra citati, è stata la non accettazione o risoluzione del conflitto emotivo. Rappresentano una casistica molto piccola, questo è certo, ma in tutti i casi l'anamnesi remota ed emotiva dei soggetti studiati è stata vagliata il più esaustivamente possibile.

Una piccola seppur significativa testimonianza del potere delle emozioni, se inopportune, nel causare malattie.

a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, medico specialista in Biochimica Clinica.

 

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