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Cancro prostatico: i nervi lo fanno crescere

Ogni singolo anno, più di 172.000 uomini negli Stati Uniti hanno diagnosi di cancro prostatico e più di 28.000 di essi muoiono in conseguenza. A parte il cancro della pelle, il cancro alla prostata è la forma più comune di cancro tra gli uomini americani. La ricerca del Dr. Paul Frenette e dei suoi colleghi ha scoperto che i nervi svolgono un ruolo primario nello sviluppo e nella diffusione dei tumori della prostata. Alcuni nervi supportano la crescita del cancro prostatico attraverso un "interruttore" nervoso che controlla i vasi sanguigni tumorali, secondo uno studio condotto da ricercatori del College of Medicine di Albert Einstein. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista Science.

Questo risultato potrebbe potenzialmente portare ad una nuova strategia per il trattamento del cancro alla prostata. Il dottor Frenette, del Dipartimento di Medicina e Biologia Cellulare presso l'Albert Einstein College of Medicine di New York, NY, ha condotto lo studio.  "I tumori solidi dipendono dall’apporto di sangue per prosperare", dice il dottor Frenette. "Il nostro studio prova che certi nervi stimolano i nuovi vasi sanguigni che incoraggiano la crescita del tumore, e che possiamo cortocircuitare la stimolazione dei nervi per impedire il fenomeno". Questo apre una strategia completamente nuova per il trattamento del cancro alla prostata", aggiunge.

Il team di ricerca ha scoperto che i nervi del sistema nervoso ortosimpatico (adrenergico) guida la crescita del cancro prostatico, attraverso il neurotrasmettitore noradrenalina. Questa promuove la crescita del tumore tramite recettori sulla superficie cellulare del connettivo tumorale. Attraverso un modello di topo affetto da carcinoma prostatico, i ricercatori hanno indagato come i nervi del tessuto connettivo stimolassero la sua crescita. Una volta che le fibre nervose rilasciano il mediatore, questo si lega ai recettori sulle cellule endoteliali all'interno dei vasi sanguigni. Tale interazione attiva un "interruttore metabolico", che altera il modo in cui le cellule metabolizzano il glucosio. Le cellule endoteliali ricevono normalmente energia per produrre nuovi vasi sanguigni dal glucosio, utilizzando il processo della fosforhilazione ossidativa. Tuttavia, le cellule per metabolizzare il glucosio stavano invece utilizzando la glicolisi, un fenomeno che si rileva principalmente nelle cellule tumorali.

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I ricercatori hanno deciso di confermare il ruolo della noradrenalina nell'accendere l’interruttore metabolico. Per fare questo, hanno eliminato un gene nel loro modello di topi che cerca il recettore di noradrenalina sulle cellule vascolari. Come previsto, le cellule che mancavano del recettore usavano la fosforilazione ossidativa per metabolizzare il glucosio piuttosto che la glicolisi, inibendo così la formazione di nuovi vasi. La fosforilazione ossidativa genera più energia rispetto alla glicolisi. Può sembrare controproducente, ma questa spinta energetica fornita dalla fosforilazione ossidativa diminuisce la funzione delle cellule endoteliali e inibisce l'angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni che sostiene la crescita tumorale.

Il team ha mostrato attraverso il loro modello di laboratorio, che la stimolazione dal rilascio di noradrenalina dai nervi ha mantenuto l'uso della glicolisi da parte delle cellule vascolari. Questo ha permesso al cancro prostatico di evolvere da un stadio pre-canceroso a uno stadio maligno di alto grado. Il Dottor Frenette spiega: "Mentre dobbiamo saperne di più sul ruolo che i nervi nel cancro alla prostata, vale sicuramente la pena esplorare se gli alfa-bloccanti possono migliorare i risultati della patologia. Questi farmaci antagonizzano la noradrenalina e studi precedenti hanno indicato che essi riducono i tassi di metastasi,  aumentando la sopravvivenza nei pazienti con cancro prostatico.

I farmaci alfa-bloccanti usati per l’ipertrofia prostatica benigna sono noti al pubblico maschile ultrasessantenne, che li usa per alleviare i sintomi del disagio urinario specialmente la difficoltà alla minzione. Non sono mai stati utilizzati per il trattamento chemioterapico del cancro prostatico. Se i risultati pubblicati in precedenza, quello del dottor Frenette e di trials clinici futuri confermeranno la loro validità, il trattamento per questo tumore potrebbe rivelarsi rivoluzionario.

a cura del Dr. Gianfrancroancesco Cormaci, medico specialista in Biochimica Clinica

 

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